stanca e nervosa.
sempre più nel loop del lavoro selvaggio.
questa è la milano che mi ingoia.
gente che aspetta, senza sapere che io non ci sono, sono già lontana anni luce.
Anni luce. cazzo. che faccia un po' di chiarezza tutta questa luce.
Sono solo stanca e nervosa.
sull'orlo dell'esaurimento credo. come se le vancanze non ci fossero mai state.
come se niente si fosse mai fermato.
good night and good luck.
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martedì 11 settembre 2007
lunedì 10 settembre 2007
father & daughter
ci sono giornate come questa in cui mi sento serena e soddisfatta. in cui il lavoro, tutto sommato, va bene. giornate in cui riesco a destreggiarmi con leggerezza fra i mille problemi che mi si parano davanti con la frequenza di gocce di pioggia.
in queste giornate, in cui mi sento tutto sommato realizzata, mi chiedo se anche coloro che mi gurdano da lassù siano ugualmente soddisfatti di me...
ogni tnato sono felice anche solo se qualcuno al lavoro mi fa un sorriso, mi rendo conto ogni tanto di sorridere con ostinazione difronte a chi è contrito dalla concentrazione o dallo stress.. ed è una piccola conquista ricevere anche solo un piccolo accenno di sorriso da parte di queste persone.
sono più bella io stessa quando sorrido. quando invece incontro il mio sguardo stanco e scazzato sui finestrini della metrò, quasi non mi riconosco. Ma poi, è bello ritorvarmi a ridere di qualcosa.
Insomma. molto banalmente molto semplicemente sono contenta. Nonostante tutto. Nonostante tu mi guardi da lassù e non da quaggiù. Vabbè insomma. Mi manchi. Ma ci sei.
in queste giornate, in cui mi sento tutto sommato realizzata, mi chiedo se anche coloro che mi gurdano da lassù siano ugualmente soddisfatti di me...
ogni tnato sono felice anche solo se qualcuno al lavoro mi fa un sorriso, mi rendo conto ogni tanto di sorridere con ostinazione difronte a chi è contrito dalla concentrazione o dallo stress.. ed è una piccola conquista ricevere anche solo un piccolo accenno di sorriso da parte di queste persone.
sono più bella io stessa quando sorrido. quando invece incontro il mio sguardo stanco e scazzato sui finestrini della metrò, quasi non mi riconosco. Ma poi, è bello ritorvarmi a ridere di qualcosa.
Insomma. molto banalmente molto semplicemente sono contenta. Nonostante tutto. Nonostante tu mi guardi da lassù e non da quaggiù. Vabbè insomma. Mi manchi. Ma ci sei.
lunedì 27 agosto 2007
si lavora e si produce
finalmente un senso al mio stare qui in agenzia, dopo una settimana di vuoto.
non che mi stia ammazzando di lavoro, ma per lo meno ho fatto quel paio di cose che in mia assenza nessuno avrebbe fatto, o avrebbe fatto svogliatamente. sepre compiti ingrati, sempre lavori che poi non portano la mia firma. ma lavoro per la mia personale gloria... perchè? è un problema?
un po' di cose da fare qui in ufficio, con la serenità di essere DA SOLA. senza pressioni.
tutto mi sembra improvvisamente consueto. normale. come se improvvisamente tutto sia più sensato. sensato svegliarsi presto, farsi una doccia e bere il caffè guardando dalla finesta l'uomo del palazzo di fronte che fuma su suo balconcino.
andare in stazine a piedi, ocn la città che si sveglia e l'aria fresca. un senso strano di serenità. consapevolezza.
il treno, il viaggio più veloce se si chiacchiera, la metro, solo un momento ascoltando musica a volume indecente per coprire il rumore del treno, cancellare i corpi di sconosciuti schiacciati contro di me.
il weekend passato mi sembra lontanissimo, per fotuna. perchè è stato vuoto e piatto e tormentato.
in porspettiva il prossimo mi sembra ricco, già un paio di proposte in ballo. voglia di non pensare a nulla e perdermi in un fiume di chiacchiere e drink....
a. è tornata, finalmente. e questo mi rasserena. stasera cinemino, domani sera qualcos'altro. per iniziare a vivere fuori da queste mura grigie e rosse.
mi sento più leggera. forse perchè ho sognato cose molto belle questa notte. forse perchè infondo il mese che sta per iniziare mi piace molto. i colori e i profunmi dell'autunno spesso mi riempiono di voglia di fare molto più di atre stagioni.
e poi fra un po' è il mio compleanno. e non vedo l'ora di diventare grande.
non che mi stia ammazzando di lavoro, ma per lo meno ho fatto quel paio di cose che in mia assenza nessuno avrebbe fatto, o avrebbe fatto svogliatamente. sepre compiti ingrati, sempre lavori che poi non portano la mia firma. ma lavoro per la mia personale gloria... perchè? è un problema?
un po' di cose da fare qui in ufficio, con la serenità di essere DA SOLA. senza pressioni.
tutto mi sembra improvvisamente consueto. normale. come se improvvisamente tutto sia più sensato. sensato svegliarsi presto, farsi una doccia e bere il caffè guardando dalla finesta l'uomo del palazzo di fronte che fuma su suo balconcino.
andare in stazine a piedi, ocn la città che si sveglia e l'aria fresca. un senso strano di serenità. consapevolezza.
il treno, il viaggio più veloce se si chiacchiera, la metro, solo un momento ascoltando musica a volume indecente per coprire il rumore del treno, cancellare i corpi di sconosciuti schiacciati contro di me.
il weekend passato mi sembra lontanissimo, per fotuna. perchè è stato vuoto e piatto e tormentato.
in porspettiva il prossimo mi sembra ricco, già un paio di proposte in ballo. voglia di non pensare a nulla e perdermi in un fiume di chiacchiere e drink....
a. è tornata, finalmente. e questo mi rasserena. stasera cinemino, domani sera qualcos'altro. per iniziare a vivere fuori da queste mura grigie e rosse.
mi sento più leggera. forse perchè ho sognato cose molto belle questa notte. forse perchè infondo il mese che sta per iniziare mi piace molto. i colori e i profunmi dell'autunno spesso mi riempiono di voglia di fare molto più di atre stagioni.
e poi fra un po' è il mio compleanno. e non vedo l'ora di diventare grande.
domenica 26 agosto 2007
in vain
ogni tanto ho l'illusione che le cose siano diverse. o che perlomeno possano esserlo.
mi capita di pensare che infondo sono io quella sbagliata e allora rimetto tutto in duscussione con tutte le conseguenze del caso. rivedo tutto per l'ennesima volta, ci rienso e ci rifletto a lungo. e decido che forse si, che fre si può provare ancora a dare fiducia a qualcuno che ti giura cose meravigliose.
ma poi cazzo. sempre devo disattendere ogni aspettativa. in ogni circostanza. e mi rendo conto di quanto sia triste e patetico il mio comportamento. sempre a preoccuparmi di fare quadrare le cose, sempre a correggere il tiro di quello che faccio, quando poi gli altri semplicemente se ne fregano di tutto e di tutti. con mota serenità e molta tranquillità.
e quindi la conclusione è una. smettere di affannarmi. capire, una volta per tutte, capure profondamente dentro di me che non vale la pena.
che non hanno nessuna importanza i miei sforzi.
che tutto quello che faccio, infondo, è come se lo facessi invano vsto che la controparte è sempre zero.
ho sbagliato sbaglio, continuerò a sbagliare. ma adesso capisco.
mi domando solo quando finirà questo orrendo periodo. mi chiedo cosa o chi possa tirarmi fuori da questo pantano, mi rendo conto anche che dovrò essere io da sola a farlo. a salvarmi, in un certo senso, prima di impazzire completamente di rabbia. per tutta questa indifferenza, per tutta questa freddezza, per tutto questo fatalismo, come se le cose spuntassero da sole dal nulla.
ho bisogno di tempo e spazio solo miei. recuperare le energie. la fiducia.l'orgoglio. la dolcezza che ho perso. che qualcuno mi ha portato via per il prorpio bieco bisogno.
post patetico. avevo promesso a me stessa che non ci sarei ricaduta, ma è più forte di me.
il prossimo post, prometto, sarà diverso.
mi capita di pensare che infondo sono io quella sbagliata e allora rimetto tutto in duscussione con tutte le conseguenze del caso. rivedo tutto per l'ennesima volta, ci rienso e ci rifletto a lungo. e decido che forse si, che fre si può provare ancora a dare fiducia a qualcuno che ti giura cose meravigliose.
ma poi cazzo. sempre devo disattendere ogni aspettativa. in ogni circostanza. e mi rendo conto di quanto sia triste e patetico il mio comportamento. sempre a preoccuparmi di fare quadrare le cose, sempre a correggere il tiro di quello che faccio, quando poi gli altri semplicemente se ne fregano di tutto e di tutti. con mota serenità e molta tranquillità.
e quindi la conclusione è una. smettere di affannarmi. capire, una volta per tutte, capure profondamente dentro di me che non vale la pena.
che non hanno nessuna importanza i miei sforzi.
che tutto quello che faccio, infondo, è come se lo facessi invano vsto che la controparte è sempre zero.
ho sbagliato sbaglio, continuerò a sbagliare. ma adesso capisco.
mi domando solo quando finirà questo orrendo periodo. mi chiedo cosa o chi possa tirarmi fuori da questo pantano, mi rendo conto anche che dovrò essere io da sola a farlo. a salvarmi, in un certo senso, prima di impazzire completamente di rabbia. per tutta questa indifferenza, per tutta questa freddezza, per tutto questo fatalismo, come se le cose spuntassero da sole dal nulla.
ho bisogno di tempo e spazio solo miei. recuperare le energie. la fiducia.l'orgoglio. la dolcezza che ho perso. che qualcuno mi ha portato via per il prorpio bieco bisogno.
post patetico. avevo promesso a me stessa che non ci sarei ricaduta, ma è più forte di me.
il prossimo post, prometto, sarà diverso.
mercoledì 25 luglio 2007
workalchoolic
Prorpio ieri mentre rientravo a casa dopo il lavoro leggevo un articolo su una rivista (www.7thfloor.it) che palrla di work addiction... Insomma, sono solo all'inizo della mia vita lavorativa, eppure mi sono riconosciuta parecchio nel profilo di chi è presissimo dal lavoro e vive in uno stato perenne di necessità di dovere dimostrare bravura, presenza efficienza...
Forse è proprio l'ansia dell'inzio, forse è il tipo di lavoro che faccio...
La cosa strana è che i soggetti interessati da questa sindrome, sono conscinti dell'esagerazione che vivono. uscire tardi dall'uffcio, accettare ogni responsabilità... allo stesso tempo però sono in qualche modo alla ricerca di una via di fuga, prorpio perchè coscienti di questa esagerazione. ma non è che poi ne vogliano realmente uscire...
Insomma, un meccanismo un po' perverso.. nel quale ovvimanete mi riconosco.
Mi domando, a volte, solo a volte, solo in certi momenti tipo questo... quando sono le 1930 e sono ancora attiva davanti al mio pc... quanto è meglio un lavoro da imapegata all'anagrafe?
lunedì 23 luglio 2007
versi sparsi
certo che decidere non è mai semplice. non so se sono io particolarmente indecisa ma a volte mi risulta molto complessa anche la scelta fra un caffè normale e uno macchiato... figuriamoci il resto.
una zanzara mi ha appena punto sul braccio. Vorrei sempre essere fonte di felicità per le persone, così come lo sono stata per questa zanzara che ora se ne svolazza satolla e soddisfatta.
Certe volte forse la strategia migliore è quella dell'assenza.
Serata di cazzate e cazzate.
Pensamenti e ripensamenti
Se e ma.
Uomini e donne.
Autonomia e dipendenza.
Confusione extraordinaria.
una zanzara mi ha appena punto sul braccio. Vorrei sempre essere fonte di felicità per le persone, così come lo sono stata per questa zanzara che ora se ne svolazza satolla e soddisfatta.
Certe volte forse la strategia migliore è quella dell'assenza.
Serata di cazzate e cazzate.
Pensamenti e ripensamenti
Se e ma.
Uomini e donne.
Autonomia e dipendenza.
Confusione extraordinaria.
domenica 22 luglio 2007
identity
ogni tanto mi capita di guardare la mia immagine riflessa nello specchio per quella qunatità di tempo necessaria per l'astrazione. mi spiego meglio. avete presente cosa accade se si ripete la stessa parola un nuomero infinite di volte? ovviamente se ne perde il senso. questo mi accade quando mi specchio a lungo. accade che non riesco a riconoscere più a mia immagine e non sono poi così sicura di essere proprio io lì ed in quel momento. Il mio volto diventa solo un volto, i miei occhi solo occhi, le mie labbra solo generiche e anonime labbra. è come se per un po' io perdessi l'identità.
Ogni tanto penso che ciò accada perchè non sono abiutata a considerare la mia identità come singola ed autosufficiente.
Di solito relativizzo la mia essenza rapportandola costantemente ad altro. Alla necssità di riconoscermi parte di qualcosa, una cosa qualsiasi. Una toria, un gruppo, una famiglia, una condizione esterna, "meccanica", ma limitata e finita e variabile. Ogni tano perdo il senso della mia singola identità inidpendente. Ammiro le persone che riescono ad affermare loro stesse anche quando il modno intorno a loro cambia, anche quando i riferimenti certi che determinano un inidviduo non ci sono più. Il disorientamento aumenta vertiginosamente quando nella tua mente si creano aspettattive che assecondano la tua identità. Certe volte capita che l'identità si pieghi persino a delle aspettative, venendo a dipendere da qualcosa che nemmeno esiste. Il fatto che poi il più delle volte queste aspettative vengano disattese non fa che creare confusione e necessità di nuovi pilastri e riferiment attorno ai quali riconoscersi ed indentificarsi.
Tutto chiaro no?Ogni tanto penso che ciò accada perchè non sono abiutata a considerare la mia identità come singola ed autosufficiente.
Di solito relativizzo la mia essenza rapportandola costantemente ad altro. Alla necssità di riconoscermi parte di qualcosa, una cosa qualsiasi. Una toria, un gruppo, una famiglia, una condizione esterna, "meccanica", ma limitata e finita e variabile. Ogni tano perdo il senso della mia singola identità inidpendente. Ammiro le persone che riescono ad affermare loro stesse anche quando il modno intorno a loro cambia, anche quando i riferimenti certi che determinano un inidviduo non ci sono più. Il disorientamento aumenta vertiginosamente quando nella tua mente si creano aspettattive che assecondano la tua identità. Certe volte capita che l'identità si pieghi persino a delle aspettative, venendo a dipendere da qualcosa che nemmeno esiste. Il fatto che poi il più delle volte queste aspettative vengano disattese non fa che creare confusione e necessità di nuovi pilastri e riferiment attorno ai quali riconoscersi ed indentificarsi.
riverisco.
giovedì 28 giugno 2007
Tempo, bilanci e soddisfazioni
Tutto sommato, ma proprio tutto sommato, il bilancio è positivo. Un calcolo algebrico fatto di più e di meno... e si, il bilancio è positivo. Le persone mi cercano, hanno bisogno di me, e io mi sento e sono in qualche modo utile nel marchingegno del meccanismo che elabora le pubblicità di ogni genere e specie.
E' bello sentirsi dire grazie, non avrei saputo come fare senza di te.
E' bello, in generale, sentirsi dire grazie in ogni caso.
Alla fine vedo passare tra le mie mani quello che poi dopo qualche tempo vedo in tv, sui giornali, per la strada. Progetti che anche in minima parte ho seguito, indirizzato, supervisionato.
E la cosa, ovviamente, mi fa piacere.
Certo, non stiamo parlando di avere scoperto il vaccino per i mali del mondo, ma in questa micro realtà super frivola sto asusmendo un ruolo un pochino necessario. In certe circostanze indispensabile.
Milano corre alla velocità della luce, io cerco di starle dietro ma sepsso sono in ritadro. Perdo i treni, le porte della metro si chiudojno appena in tempo per non farmi salire. Ma sto migliorando. Questa cosa per fortuna accade sempre meno spesso. Milano è indifferente se io perdo qualche treno o faccio tardi ad un appuntamento.
Risciurò a tarare i miei tempi sui suoi?
Riuscirò a tarare i miei tempi su quelli delle persone che amo?
E soprattutto chi deve adeguarsi a chi? Chi deve adeguarsi a cosa?
mercoledì 27 giugno 2007

Una breve parentesi di delirio sentimentale femminile. Mi è concesso, penso, in un blog dallo sfondo rosa. E si sa, il rosa è per anotnomasia il colore delle "femmine" e di tutto quello che concerne il loro mondo.
Insomma, il delirio conseiste semplicemnte in uno sfogo che penso sarà molto breve perchè quando inzio con le lamentele non mi sto mai molto simpatica e penso di non essere particolarmente gradita nemmeno agli altri, rischiando così di perdere i miei lettori, ammesso che ce ne siano.
A questo punto, visto che mi sono già dilungata molto con i preamboli, ridurrei il mio delirio ad un elenco puntato di domande.
Vi saluto ora, non so quanti arriveranno a completare la lettura del post.
Riverisco.
Insomma, il delirio conseiste semplicemnte in uno sfogo che penso sarà molto breve perchè quando inzio con le lamentele non mi sto mai molto simpatica e penso di non essere particolarmente gradita nemmeno agli altri, rischiando così di perdere i miei lettori, ammesso che ce ne siano.
A questo punto, visto che mi sono già dilungata molto con i preamboli, ridurrei il mio delirio ad un elenco puntato di domande.
Vi saluto ora, non so quanti arriveranno a completare la lettura del post.
Riverisco.
- Perchè sono sempre le donne ad inseguire gli uomini?
- perchè sono sempre le donne a soffrire e piangere e disperarsi?
- perchè gli uomini hanno sempre una vena abbondante di pigrizia e poca intraprendenza?
- perchè è così difficle progettare qualcosa (anche di molto stupido) con un uomo?
- perchè ti piace sempre la persona sbagliata?
- e soprattutto, perchè hai lasciato il tuo ex? non si stava poi così male assieme...
- perchè regolarmente quelli che ti stanno più addosso sono quelli che vorresti far sparire dalla faccia della terra?
- perchè sento sempre questo incessante bisogno di ocnmunicare e stare in contatto mentre dall'altra parte (salvo stimoli/punzecchiamenti/provocazioni) non si muove una foglia?
martedì 19 giugno 2007
account
lavoro come stagista in una grande agenzia pubblicitaria di milano. non so bene perchè e percome ma la mia vita sta viaggiando verso questa deriva comunicativa pubblicitaria.
la mia capa diretta è una giovane donna, giovane, per l'appunto e poco più vecchia di me.
il mondo che mi si para davanti ogni mattina da un mese a questa parte è un caleidoscopico turbine di relazioni interpersonali fatto di telefonate, riunioni, meeting, prgogress, briefing, debriefing e tutto quello che c'è scrtto nei manuali di comunicazione, comprese strategie e brand awareness. con la dfferenza che qui non è tutto ordinatamente suddiviso in paragrafi, ma un po' mescolato alla rinfusa.
in questi giorni la boss è assente e io sto giocando sempre più seriamente a fare l'account. per chi non lo sapesse, in un'agenzia di comunicazione l'account è l'interfaccia con il cliente.
per esempio. c'è qualcuno che decide di fare uno spot. l'account va da questo qualcuno, capisce un po' cosa vuole, riferisce il tutto in ageniza ai creativi. dopodichè comincia un rimbalzo di materiali, modifiche, ottimizzazioni che va avanti per un periodo di tempo più o meno indefinito, finchè qualcuno non decide che il suddetto tempo è finito. e alla fine succede che si è sempre in ritardo. sempre. a prescindere dalla data di inizo del lavoro.
ora. una come me, una silenziosa serafica calma ragazza... reagisce malissimo alla frenesia. va a finire che una come me subisce una specie di mutazione interiore e si adegua al ritmo. per forza di cose.
con l'effetto collaterale di una sorta di incipit di esaurimento nervoso dovuto non tanto alle responsabilità (ancora abbastanza umane e limitate) affidatele, quanto alla necessità di dovere sempre e comunque correre. sempre. velocizzarsi. sempre. sto combattendo contro la mia indole da bradipo. la battaglia è lunga e difficile. affilo i coltelli. distendo lo spirito. e come un samurai aspetto che il nemico mi si avvicini.
lunedì 18 giugno 2007
starting from beggining
nasce un blog al minuto. non posso non contribuire a tenere alta questa statistica.
ora che ci sono dentro fino al collo, tutto è pane per i miei denti, ogni cosa sotto questo cielo mi interessa, dallo spot mulino bianco alle pontificazioni di corona dal suo balcone.
dalla bizzarra situazione meteo di questi giorni (cielo plumbeo, 28°) al palinsesto della tv generlasita.
un primo post buttato un po' lì, senza un motivo preciso.
ho bisogno di incoraggiamento, vogliate sostenermi.
riverisco.
ora che ci sono dentro fino al collo, tutto è pane per i miei denti, ogni cosa sotto questo cielo mi interessa, dallo spot mulino bianco alle pontificazioni di corona dal suo balcone.
dalla bizzarra situazione meteo di questi giorni (cielo plumbeo, 28°) al palinsesto della tv generlasita.
un primo post buttato un po' lì, senza un motivo preciso.
ho bisogno di incoraggiamento, vogliate sostenermi.
riverisco.
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